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Infortuni: il datore di lavoro deve avere il tempo per organizzare la sicurezza.

Con la sentenza n. 33548 del 8 marzo 2022, la Corte di Cassazione, sezione IV penale, ha espresso un importante e, per certi versi, innovativo principio.

Nel caso in esame, l’amministratore delegato di una società è stato ritenuto responsabile di un infortunio sul lavoro, avvenuto però poco tempo dopo il suo insediamento.

Il fatto è avvenuto all’interno di una grande azienda, strutturata in diversi stabilimenti, a causa delle modifiche apportate ad un macchinario. Ma, a prescindere dalle modalità del fatto, che per quanto riguarda la posizione del datore di lavoro interessano relativamente, la sentenza si è soffermata sul profilo della esigibilità della condotta.

La Corte di Cassazione ha ritenuto che il datore di lavoro, contrariamente a quanto affermato dai giudici di merito, dovesse essere assolto per effetto della mancanza dell’elemento soggettivo, nel caso di specie, colposo.

Si tratta, come anche esplicitato in sentenza, di un “profilo di responsabilità colposa recentemente approfondito dalla giurisprudenza nel tentativo di personalizzare il rimprovero dell’agente attraverso l’introduzione di una doppia misura del dovere di diligenza, che tenga conto non solo dell’oggettiva violazione di norme cautelari ma anche della concreta possibilità dell’agente di uniformarsi alle regole, valutando le sue specifiche qualità personali e la situazione di fatto in cu ha operato”.

Ai fini dell’accertamento della responsabilità colposa, pertanto, il giudice deve verificare se il nuovo datore di lavoro ha avuto materialmente il tempo di apprendere le informazioni necessarie in tema di sicurezza sul lavoro. È pur vero che, teoricamente, dovrebbe esservi un passaggio di consegne tra il precedente garante e quello nuovo, ma anche tale circostanza deve essere verificata dal giudice perché non può essere presunta.

L’esigibilità della condotta omessa è dunque subordinata alla concreta possibilità della sua attuazione: il nuovo datore di lavoro deve avere a disposizione il tempo necessario per conoscere ogni problema connesso al lavoro dei dipendenti, operare gli approfondimenti tecnici necessari, anche attraverso le deleghe alle persone esperte ed effettuare una corretta valutazione dei rischi.

Gli Ermellini non danno indicazioni su quale sia il tempo necessario per l’assunzione della posizione di garanzia: si tratta infatti di un accertamento di fatto, che varia da caso a caso tenuto conto delle dimensioni dell’azienda, della complessità della sua organizzazione, della tipologia di attività svolta e, più in generale, di tutte le peculiarità specifiche.

Neppure il fatto che precedentemente all’insediamento del nuovo datore di lavoro vi siano stati altri infortuni può essere, di per sé, un elemento comprovante la responsabilità. Anche in questo caso, infatti, il giudice deve verificare le modalità di quelle vicende e specificare se riguardassero lo stesso settore di operatività del lavoratore infortunato. Trattandosi di un’azienda di grandi dimensioni è insomma indispensabile accertare se gli eventi pregressi avessero un’attinenza con la regola cautelare violata.

La decisione che, per sua stessa ammissione, s’inserisce in un sentiero interpretativo recente, altro non fa che concretizzare ed applicare le regole della c.d. “esigibilità della condotta”, termine con il quale si fa riferimento alla concreta possibilità dell’agente di porre in essere il comportamento richiesto dalla norma di legge.

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